Editoriale - Reintroduzione dei voucher squalifica la credibilità del Governo ora alla prova della stipula dei contratti di tutto il Pubbico Impiego

16 giugno 2017

Il governo Gentiloni con la presentazione e la forzatura parlamentare con la richiesta di fiducia e successiva approvazione del Decreto che reintroduce i voucher, si è reso responsabile di un atto che dal punto di vista del rapporto democratico con i cittadini è di gran lunga uno dei più bassi di tutta la storia repubblicana.

Come ricordiamo il voucher era stato proposto alcuni anni fa quale prestazione lavorativa, spesso giornaliera nella quali pochi soggetto sociali ne usufruivano per lo più per piccole prestazioni lavorative, spesso domestiche, ma le quali non avevano, come ovvio che sia in una società moderna e produttiva, alcuna sostanziale incidenza sui rapporti di lavoro tra azienda e lavoratori i quali erano regolati con prestazioni lavorative ben più solide e garantite dalle norme contrattuali collettive o private e durature nel tempo. Ricordiamo inoltre come l’avvento del Governo Renzi e l’introduzione da parte di quell’Esecutivo delle norme sui rapporti di Lavoro meglio conosciuti come Jobs act, l’uso dei voucher perdeva la sua naturale funzione di prestazione straordinaria per assumere quella di prestazione ordinaria da parte delle aziende a tutto danno dei lavoratori i quali a causa dell’effetto del Jobs act, si vedevano costretti a far ricorso a tale strumento a tutto favore delle aziende ed a totale pregiudizio degli elementari diritti dei lavoratori medesimi.

Dopo la denuncia da parte della CGIL della intollerabile situazione che si era venuta a creare con l’uso dei voucher che aveva ormai invaso in maniera esponenziale il mondo del lavoro italiano e la contestuale presentazione dei quesiti referendari per i quali uno di essi riguardava appunto l’eliminazione degli stessi e l’individuazione della data (28 maggio 2017), il governo Gentiloni riteneva, alla luce del significativo interesse sociale che si andava maturando, di provvedere egli stesso alla eliminazione dello strumento in questione con conseguente annullamento del referendum già calendarizzato, dopo di che è storia di questi giorni, nella rappresentazione del peggior gioco delle tre carte.

Barare con i cittadini non è un buon biglietto da visita e domani 17 giugno 2017 il SILP Toscana è a Roma insieme agli altri esponenti SILP d’Italia al fianco della CGIL per manifestare contro il colpo di mano antidemocratico che di fatto squalifica il governo Gentiloni, davanti alla storia ed ai cittadini presi in giro.

Ma barare con i cittadini in questo momento storico, dove l’Esecutivo ha dichiarato finalmente di aprire al confronto contrattuale per tutto il Pubblico Impiego, il cui ministro responsabile ha dichiarato nelle settimane scorse che la base della contrattazione economica si terrà su una promessa di almeno 85 euro medi per tutto il P.I., vuole anche dire non credere neanche ad una sola parola, proprio in virtù di quanto sopra detto, perché un elementare principio democratico vuole che anche nella lotta politica e sindacale più aspra e senza esclusione di colpi non si possa mai mancare di rispetto alla gente, sia perchè in democrazia ciò a un inevitabile contraccolpo proprio in termini politici, sia perché la credibilità sta alla base dei rapporti tra le controparti.

Mi auguro di essere clamorosamente smentito, ma se i fatti possono essere smentiti dai fatti appena successivi ed a seconda delle situazioni non vedo perché deve essere diverso con i numeri.

 

Marco Noero

Segretario generale SILP CGIL Toscana

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